sabato, dicembre 15, 2007

Les Fauves al Joe's stasera!!!!!!!!

Da Sassuolo, con screanzato furore, tornano i Les Fauves. Anzi debuttano, visto che il precedente lavoro non era che un mini, recensendo il quale mi/gli auguravo che affilassero la lama. Ebbene, lo hanno fatto. Eppoi, birbantelli, l'hanno lasciata arrugginire, così che l'arma impropria divenga intrattabile, capace di sbreghi infetti mentre ti danza davanti sculettando insidiosa. Certo, okay, son tutti effetti speciali, è un film e ci tengono a farlo sapere. Sequenze brevi, barbagli graffianti, turgido citazionismo caricato a ormoni e sberleffo. Che non sono nulla senza una passione sincera, ma lasciamo stare, che i nostri giovanotti non sono tipi da perdersi in smancerie.
Meglio prestarsi alla matematica spasmodica del punk funk, corroborato beat e psych come si conviene, crogiolo nel quale affiorano spesso e volentieri evanescenze & effettistica dal lunare retrogusto - ebbene sì - Brian Eno. Ascoltare per credere la strana teoria pop di Atomic Winter ed il minimale spaesamento da ciber-marionetta di The Heroin Melody, che tra l'altro trova il tempo di strizzare l'occhio ai compagni di scuderia A Toys Orchestra. Sono questi, assieme al ciondolante smarrimento di The Holy Church, i momenti in cui si tira il fiato. Il resto è assalto febbrile ma con stile, questione di chitarre scheggiate, basso ossuto e tastierine acide (In The Fallout Shelter), bombardamenti flemmatici (Bombs On The SIAE) e sarcasmo sferzante (No Spaghindie), tastierine Human League nella giga invasata PIL riciclata dai !!! (Twister Twist) o sberleffo glam dalla squinternata scontrosità Cramps (Freak Riot), per non dire di quella specie di Marquee Moon al fulmicotone che risponde al nome di Novara.
Non era facile sfornare un disco tanto accattivante e ruvido senza scivolare nell'artificioso, nel costruito a bella posta come vitamine per l'autunno incipiente. Invece sono stati bravi, il caro Crop Sfroocer e compagni, compreso il producer Giacomo Fiorenza. Vuoi per la dissacrante autoironia che stempera i ghigni e le pose, vuoi per quel suono che picchia diretto e duro senza rinunciare a preziosismi di contorno come un bolide che fa la scia. Un'impertinenza sapiente, quindi. Non stupisce che anche gli Swayzak se ne siano accorti, ospitandoli in una traccia del loro ultimo lavoro.

tratto da http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Monografie/LesFauves.html
altre su http://www.myspace.com/lesfauves



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