lunedì, gennaio 16, 2006

Burundi:Arrivano i farmaci!



22/12 Quando sono costretto al lavoro in ufficio per alcuni giorni mi accade di perdermi nelle pieghe delle formalità da sbrigare, mentre le visite ai centri riportano la cruda realtà davanti agli occhi, motivandomi all’efficienza, ma facendomi assaporare un senso di impotenza. A Gatumba si muore di Aids con un ritmo divenuto insostenibile. Spero che presto si possa attivare il nostro progetto per cominciare a prendersi carico delle vittime di quest’epidemia.
Solitamente alle cinque del pomeriggio termina l’orario di lavoro, in modo da poter rientrare prima che cali l’oscurità, canonicamente alle 18 in punto. Oggi però il capo missione ci blocca sulla porta per un’emergenza. Siamo felici di questo straordinario, poiché non si tratta di nulla di grave, al contrario sono arrivate buone notizie. Sono sbarcati i farmaci. Il container bloccato da troppo tempo alla dogana dell’aeroporto ha avuto il via libera. Per ritirare 13 tonnellate di farmaci i nostri due camion non bastano. Partono cosi tutti i fuoristrada disponibili. Dopo circa una mezz’oretta rientra il convoglio del GVC con grande soddisfazione di tutti: il sorriso illumina il viso del coordinatore medico congolese. Antonio, farmacista, è appena ritornato dal suo viaggio di nozze in Italia: non ha avuto nemmeno il tempo di riprendersi dalla fatica del lungo volo che lo aspetta l’inventario del magazzino ora stipato di scatoloni. L’ingresso nel cortile dei camion e dei pick-up caricati alla rinfusa di farmaci negli ultimi raggi di sole del tramonto sono stati la nostra cavalcata delle Walkirie.

24/12 È la vigilia di Natale. Francesca è scesa dal nord del paese dove vive e lavora per passare qui in città le feste. Per farle riprendere il contatto con un po’ di vita cittadina l’accompagno a far spese. Tuttavia scopriamo presto che dobbiamo smetterla di uscire insieme per fare acquisti. Siamo infatti vittime della distanza culturale che separa un mercato africano da un supermercato nostrano. Qui tutto si contratta sino allo sfinimento. Ci siamo quindi accordati per alternarci nei ruoli del poliziotto buono ed in quello cattivo, ma non caviamo un ragno dal buco. Continuiamo a pagare le merci il doppio del loro valore, e per di più senza accorgercene. In ogni caso al cambio non abbiamo poi sputtanato granché. Anzi siamo molto contenti: abbiamo persino trovato una carissima confezione di mascarpone. Ci siamo allora concessi il lusso natalizio di preparare il tiramisú. A pensarci ho ancora l’acquolina.
Il nostro cuoco nel frattempo se ne è andato. Il responsabile del personale allora ha trovato qualcun altro in sostituzione: si trattava solo di pochi giorni sino all’arrivo di Angela e del mitico cuoco del GVC, mago dei fornelli. Nel frattempo avremmo potuto darci alla cucina, attività per me molto rilassante. Invece ecco subito un cuoco, piuttosto bravo, che per guadagnare qualcosa si è offerto a giornata. Queste situazioni mi imbarazzano e mi interrogano. Certo è una gran comodità trovare il pranzo pronto, e che pietanze poi, ma mentre mi dico che in questo modo almeno offriamo un lavoro, pagare qualcuno a giornata mi riporta nel piatto l’amarezza e l’incertezza dell’instabilità economica di questo paese.
Questi pensieri si dissolvono nella preparazione di quest’assolato Natale. L’arrivo di Angela qui da noi, come per ogni zia che si rispetti, ha portato un’aria di casa molto gradita. L’atmosfera trasandata da appartamento di studenti che quest’abitazione trasudava quando vi abitavo solo con E. lascia ogni giorno più spazio al calore del tocco femminile dell’arredo e dell’ordine. E con Angela è arrivato il Natale: festoni, presepe e lucine. Come in ogni Natale che si rispetti quest’ultime si ritrovano ingarbugliate in un nodo senza fine, e su questo problema passiamo il pomeriggio. Prendo una breve pausa per telefonare a Davidone, in Italia, e fargli gli auguri dall’altro capo del mondo. Telefono dalla veranda e noto nel giardino un ragazzino di circa dieci anni. Scopro che è parente di uno dei guardiani e che viene qui per una visita alla gamba sinistra, semiparalizzata. Passerà forse la vigilia qui da noi, ma sempre di fuori, con questa linea invisibile che continua a separarci dalla gioia della condivisione.

meditate gente....slow down week!!



lo spot
http://adbusters.org/metas/eco/slowdownweek/img/spot%20text.png

il link
http://adbusters.org/metas/eco/slowdownweek/

not on my body




Oltre duecentomila invadono Milano. Il femminismo torna, vince e avverte il palazzo
Le streghe son tornate, sono “uscite dal silenzio” (come diceva lo striscione che apriva il corteo di ieri) e non sembrano disposte a tornarci. Una prova di forza ragionevole e festosa di 250mila (forse più) donne, in stragrande maggioranza, che ha riempito il 2006 di libertà e autodeterminazione. Come una liberazione, come una promessa. Che fosse un appuntamento da non mancare era chiaro a tante, ma così grande nessuna se l’aspettava. E ora i conti si devono fare con loro.

tutto l'articolo su
www.liberazione.it/notizia.asp?id=3840

sabato, gennaio 14, 2006

Stefano Vergani e Orchestrina Pontiroli



Stasera un altro grandissimo ospite al Joe's con la sua orchestrina naturalmente ingresso libero come tradizione del circolo...ora inizio concerto 22.30...a stasera!!!

per saperne di piu
www.stefanovergani.it

Burundi: Progetto Viol


20/12 Eccomi di nuovo ad aggrapparmi al tentativo di lasciare una traccia o piuttosto a rimettere in ordine pensieri e sensazioni. Ma il mio scrivere, debbo ammetterlo, è contaminato dalla presenza di quei lettori che passano per la sala virtuale del Joe’s. Avverto un leggero imbarazzo nell’aprire questi semplici bit allo sguardo incuriosito o annoiato di chi non conosco. Eppure, sebbene l’idea di essere letto stuzzichi il mio frustrato bisogno d’approvazione facendomene vergognare, ne sento fisicamente il bisogno, forse per assegnare un significato agli eventi, una direzione, una parvenza di percorso a questo apparente vagare. - Uno sparo fuori dalla finestra -
Mi diverte lo straniamento che provoca l’accorgersi delle dinamiche della vita di sempre svolgersi in questo contesto fuori tempo; in questo Natale assolato invidio la neve che entrerà oggi nelle vostre scarpe e mi perdo inseguendo le memorie destate dall’ascolto del buon Guccini, e, con un rumore di mare che mi ricorda i sapori dei giorni passati a Sestri, dall’immortale De Andrè. In fondo pure qui la vita è uguale a se stessa; sotto nuove spoglie si rincorrono amori, paure e desideri e la vita, pur schiacciata dal peso dell’urgenza del bisogno, si snoda lungo il tempo, seguendo un diverso ritmare.

21/12 Stamani ho fissato un appuntamento con C. dell’Unicef per fare il punto della situazione sul progetto Viol. Si tratta di un programma messo in moto dalle Nazioni Unite per arginare il fenomeno delle violenze sessuali che ha assunto proporzioni indicibili durante la crisi, come chiamano qui gli ultimi dieci anni di guerra. Questa terribile esperienza ha lasciato ferite non rimarginate che ardono come brace sotto la cenere del cambiamento. Sono convinto che il passaggio attraverso quei terribili momenti abbia segnato non solo quegli anni non ancora “passato”, ma continui a gettare la sua ombra sul “presente”, facendo barcollare la speranza di un “futuro”. Fenomeni sociali violenti che durano a lungo trasformano non solo la storia, ma dinamiche profonde. Ciò che Jung chiama “inconscio collettivo”, ovvero il funzionamento tipico di una nazione, la psiche di un intero gruppo sociale, la gestalt o l’insieme di quei processi che prendono forma nei luoghi comuni, viene stravolto dal perdurare di dinamiche di violenza. Credo che un caso conosciuto che possa aiutarmi a spiegare questo concetto è il confronto arabo-israeliano in Palestina. Le problematiche che hanno generato il conflitto iniziale si sono solidificate e su questi tumori è cresciuto il corpo sociale, su queste basi si è andata costruendo l’identità delle nuove generazioni nate e cresciute in un contesto di aperto contrasto armato; un’identità che emerge solo in relazione antagonistica con l'altro, con il nemico.
Ho conosciuto un altro esempio di tale processo in occasione del servizio civile con i Caschi Bianchi in Cile. A 15 anni dalla fine della dittatura il governo, in questo periodo sotto elezioni, sta ancora affrontando la pesante eredità di Pinochet. Il Cile è stato capace di dare l’impulso ad un processo più o meno completo di riconciliazione: intraprendere questo cammino è costato anni di impegno per questa giovane rinata democrazia ed i risultati, per quanto parziali, cominciano appena a vedersi. Diciassette anni di terrorismo di stato non hanno colpito esclusivamente le vittime politiche, i torturati o i desaparecidos: hanno piegato le loro famiglie, segnato l’esistenza dei loro figli e nipoti, molti dei quali nati in esilio, generando un trauma i cui effetti si allargano, come le onde concentriche di uno stagno bucato dal lancio di una pietra, a tutta la società per molti anni.
Credo quindi sia importante riflettere sull’impatto che un gesto violento, specialmente se perpetrato su larga scala, possa avere nel tempo, condannando intere generazioni alla fatica ed all’incertezza del lavoro di elaborazione di un lutto grave per poter ritornare ad un funzionamento positivo.
Il fenomeno delle violenze sessuali in Burundi segue questo stesso percorso. Frutto del delirio del conflitto interetnico segna oggi la realtà delle relazioni. Non sono allora sufficienti, per quanto necessari, interventi specifici di supporto alle vittime, quanto programmi coerenti nel lungo periodo per introdurre una nuova riflessione verso una sessualità positiva. Il tabù si configura come il blocco di quest’evoluzione poiché nasconde e nega tale dinamica.
Per inquadrare gli interventi sul campo delle singole Ong il lavoro delle grandi agenzie delle Nazioni Unite diviene molto importante. Nella realtà quotidiana tuttavia spesso l’obiettivo si ingarbuglia nel terreno politico e nelle buche della burocrazia. Di fronte a questa maniera tartarughesca di funzionare le Ong faticano a trovare i mezzi offerti loro sulla carta per rendere concreta la dimensione dell’aiuto. In ogni caso facciamo del nostro meglio: l’equipe locale del GVC per il progetto Viol, composta da una psicologa, un’assistente sociale ed un’infermiera passa ogni giorno nei Centri di Salute della provincia per accogliere, ascoltare ed aiutare le vittime di violenze sessuali sul piano medico (test dell’Hiv e terapia antiretrovirale) ed accompagnarle nel caso trovino il coraggio di sporgere denuncia. Questo servizio mobile di consultazione varia il proprio programma giornaliero in base alle condizioni di sicurezza: ogni mattina un logista del GVC si reca alla riunione dell’OCHA (per il coordinamento dell’azione umanitaria) ed in base alle ultimissime notizie si rende disponibile l’accesso ad un sito piuttosto che ad un altro.
Inoltre l’equipe organizza continuamente sessioni di formazione. In Burundi la formazione ha assunto una dinamica controproducente nel lungo periodo: infatti tutti gli organismi internazionali prevedono una piccola quota (per diem) per i partecipanti. In effetti questa somma aiuta a pagarsi il trasporto verso il luogo dove si tiene la formazione, ma per molti rappresenta un imperdibile ingresso per arrotondare i magri stipendi. In questo modo tale incentivo si sostituisce alla motivazione. Io partecipo a queste formazioni come supervisore, ma poi non posso seguirne i contenuti poiché, giustamente, si svolgono in lingua Kirundi. La settimana scorsa in aula sedeva anche un militare: credo dovremmo puntare direttamente sulla loro partecipazione, visto che i dati raccolti sul campo li indicano tra i principali autori di abusi.

giovedì, gennaio 12, 2006

Morto a 18 anni nelle mani della polizia

La notte del 24 settembre a Ferrara un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, muore nelle mani della polizia. Lo lasciano per 5 ore sull’asfalto, nascondendo inizialmente la verità alla madre che lo cerca. La versione degli agenti parla di una chiamata dei residenti, allarmati dal comportamento strano del ragazzo che una volta fermato avrebbe dato in escandescenze. Se sia vero non si sa. La polizia nega la responsabilità della morte sostenendo che si sia ferito da solo e sia deceduto per overdose in seguito all'assunzione di droga. Gli esami tossicologici smontano la favola dell'overdose. I dettagli emersi dai referti medici, non ancora ufficializzati a 4 mesi dall’accaduto, parlano di numerosi segni di percosse su tutto il corpo, una ferita lacero contusa alla testa, le strisce viola delle manette ai polsi e lo scroto schiacciato. La madre racconta di aver riavuto i panni di Federico letteralmente imbevuti di sangue. La notizia rimane insabbiata per mesi. Solo in questi giorni il silenzio viene rotto da un blog della famiglia che chiede si faccia luce sulla vicenda (http://italy.indymedia.org)

il blog della madre
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/

Fabrizio Poggi stasera al Joe's!!!!!!!!!!


"Il soffio dell'anima"
il nuovo libro del mitico armonicista blues Fabrizio Poggi che presenterà stasera nel nostro circolo...naturalmente concerto compreso!!!!
ricordiamo come sempre ingresso gratuito al Joe's...non dimenticate a casa la tessera arci!

ciao

news da Greenpeace



Cairo, Egitto — Immagina di essere lo Stato francese. Cosa ne faresti di una nave da guerra da 27.000 tonnellate, piena di amianto, PCB, piombo, mercurio e di altre sostanze chimiche pericolose che non vuoi e che nessun altro paese europeo è in grado o ha voglia di smantellare al posto tuo? Potresti spedirla in India per farla smontare a mano dagli operai che ogni giorno rischiano la vita nei cantieri di rottamazione.

per il comunicato completo

http://www.greenpeace.org/italy/news/clemenceau

e per chi ancora non lo sapesse!



Oceano meridionale, International — L'8 gennaio una delle navi di Greenpeace, la Arctic Sunrise, è stata deliberatamente speronata e danneggiata dalla Nisshin Maru, la nave-mattatoio appartenente alla flotta baleniera giapponese. Subito dopo il tamponamento, la Nisshin Maru - lunga più del doppio dell'Arctic e sei volte più pesante - si è allontanata dalla "scena del crimine". L'impatto ha danneggiato la prua della nave, ma per fortuna nessuno dei membri dell'equipaggio – tra i quali un'italiana, Caterina Nitto - è rimasto ferito.

clikka

www.greenpeace.org/italy/news/speronamento-arctic

domenica, gennaio 08, 2006

E' nato Gianluca!!!!!



Tanti auguroni dagli amicissimi del Joe's alla nostra Simo e a Paolo per questo bellissimo regalo della befana!

Bacioni

Firmate subito!!!!


AU 01/06
USA – Clarence Ray Allen

Data di pubblicazione dell'appello: 04.01.2006
Status dell'appello: attivo

Il prossimo 16 gennaio in California, Clarence Ray Allen, conosciuto anche come "Orso che corre", compirà 76 anni. Il giorno dopo, il 17 gennaio, sarà eseguita la sua condanna a morte. Allen ha seri problemi di salute, è diabetico e quasi cieco e può spostarsi solo su una sedia a rotelle. Lo scorso mese di settembre ha avuto un attacco di cuore.

Allen è stato condannato a morte nel 1982, accusato di aver commissionato gli omicidi di Bryon Schletewitz, Josephine Rocha e Douglas White. I tre avevano testimoniato contro di lui in un precedente processo per omicidio, per il quale Allen stava scontando la pena all'ergastolo. Secondo i suoi avvocati Allen, un indiano Choctow, è stato condannato a morte in un processo fortemente dominato dal pregiudizio razziale. Inoltre, alcuni testimoni dell'accusa, coinvolti negli omicidi su commissione, hanno ritrattato in seguito la loro testimonianza. Durante il processo hanno dichiarato il falso perché era stato promesso loro che non sarebbero stati accusati dei tre omicidi.

per saperne di piu e firmare on line
www.amnesty.it/appelli/usa/index.html

Guardate stento a crederci ...ah ah ah

WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 5 GENNAIO 2006
Berlusconi davanti al Giudice: "Sulle pensioni minime ha mentito"
REDAZIONE

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dovrà comparire il prossimo 28 febbraio davanti al Giudice di Pace per rispondere dell'accusa di non avere rispettato il "celebre" contratto "con gli italiani" firmato in diretta televisiva nella primavera del 2001 durante la trasmissione di Rai Uno "Porta a Porta". Il Cavaliere aveva promesso che - in caso di vittoria elettorale - avrebbe aumentato tutte le pensioni minime ad un milione delle vecchie lire. A denunciare il presidente del Consiglio una pensionata di 78 anni che - nonostante la promessa - non ha avuto alcun beneficio nel corso di questi cinque anni di Governo. In aula saranno chiamati a testimoniare il giornalista Bruno Vespa e il ministro del Welfare Roberto Maroni. L'iniziativa della donna è stata subito sposata da Italia dei Valori e Lista consumatori, che domani terranno una conferenza stampa a Roma per spiegare i dettagli della iniziativa legale.

sabato, gennaio 07, 2006

Burundi:Si torna a scuola


16/12 Sono seduto nello stretto banco di legno grezzo di un’aula di scuola elementare. E’ buffo essere qui ad ascoltare la formazione contro la violenza alle donne in lingua Kirundi, che quindi non capisco, vedere la lavagna di legno
verniciato di nero, due foto sgualcite alle pareti, il tetto in lamiera sorretto da pali di legno, anzi meglio dire da alberi tagliati, con corteccia e tutto il resto, salvo le foglie. Guardo fuori pensando ai temi che da piccoli davano a scuola: descrivi ciò che vedi dalla finestra.

Color seno abbaglia
la collina di terra nuda.
Il verde intorno
rigoglioso di temporale
si insinua nella valle
come tra gambe di donna.

Mi accordo subito che in realtà il paesaggio segato dalla grata della finestra è un quadro immobile, mentre sono i miei pensieri a muoversi ingarbugliati. La finestra qui è un buco nel muro. Invece il nostro concetto di finestra ha più a che vedere con il vetro, come una lente attraverso la quale vedere l’esterno, con le gocce di
pioggia che esplodono picchiettando. Nel caldo tropicale l’esterno non ha limite. Fuori e dentro si confondono e si intersecano facendo l’amore sulla linea della porta che non c’è, o sul parapetto della finestra senza bisogno di vetro.
Nel cortile i bambini che giocano con una palla di stracci o rincorrendo un cerchio di ferro con un bastone e rumore d’affettatrice, si fermano a guardarmi come l’evento della giornata. Se fossi una modella svedese e mi trovassi nuda a passeggiare nel cortile del campo di addestramento dei marines, forse darei meno
nell’occhio. Vorrei conoscere la loro lingua e poter dire: “Ciao, sono un extraterrestre. Vengo in pace. Amahoro!”.

Cezza L'accalappiaBusker

Effettivamente la pausa era un potroppo lunga...niente concerti per piu di dieci giorni???!!!!!!?? ma siamo pazzi?! quindi il buon Cezza camminando per le strade di Salsomaggiore chi ti va a trovare...un bravissimo eccezionale busker che stasera suonerà al caldo del Joe's!!!!!! Naturalmente si comincia alle 22.30 e buon divertimento...
cos'è un busker?...spero che la maggior parte di voi lo sappia se no ecco un esempio


annnn....se non lo sapete...se suonate ....se non suonate...non perdetevi il Ferrara Busker Festival
http://www.ferrarabuskers.com

venerdì, dicembre 30, 2005

Burundi:la neve!?!!



11/12sembra domenica mentre guido questo fuoristrada
sulla pista terrosa che conduce al lago. Mentre attendiamo quelle
canoniche due o tre ore che servono al cameriere per andare a cercare
un pollo che dice di avere già bello pronto e farlo cuocere sulla
griglia, scendiamo sulla riva. Sembra un gioco di specchi. Non è l’
acqua mossa dal vento a darmi questa sensazione, ma l’incrocio di
sguardi tra noi che ammiriamo l’orizzonte del lago e i bambini
accovacciati di fronte a noi che ci guardano come stessero esaminando
un quadro o un paesaggio. Sono più turista io che guardo il lago o il
bimbo che guarda me?

13/12Passiamo la serata al centro culturale
francese di Bujumbura; il bello di andare al cinema con gli africani è
che rendono interattiva la sala: commentano, rispondono alle battute,
esclamano all’unisono il loro stupore di fronte a certe scene, come
quelle in cui il paesaggio è innevato o il protagonista recita una
battuta particolare. Salito in auto, innesto la retromarcia, mi volgo
verso lo specchietto retrovisore ed invece del riflesso della strada lo
sguardo si spegne nel buco di plastica che reggeva il vetro. Rubati gli
specchietti. A destra ed a sinistra. Per questo motivo tutte le parti
in vetro delle auto riportano marchiato il numero di targa. Mi scappa
una risata.

15/12Stasera è scoppiata la seconda bomba della
settimana, e non intendo una notizia bomba quanto una vera e propria
granata. Due bombe sono troppo poche per dire che ti trovi in un teatro
di guerra, non fanno nemmeno notizia e nessun danno visibile da
lontano. Nemmeno il rumore è cosi inquietante. La prima sera è esplosa
al tramonto, e potevi anche giustificare quel trambusto come un
pneumatico che cede. La seconda invece fu meglio scandita nel silenzio
della notte. Uno scoppio e poi tutto ritorna come prima. Ma nella tua
testa rimbomba il cuore che batte e cominci a pensare, a renderti conto
della mancanza di controllo in cui nuotavi spensierato e che invece
comincia a fare un pò paura. Poi ritorni lentamente alla tua insolita
routine a cui aggrapparsi con più forza.

mercoledì, dicembre 28, 2005

Per chi ama la fotografia e non solo



anche se è sul sito microsoft....guardiamocelo

www.msnbc.com/modules/yip05/dw.asp?nStartOn=1

Burundi:Si vola!


7/12 Il tempo si contorce in strane forme, sciogliendosi come cera sotto questo
caldo. Ricordo solo che ho visitato il centro nutrizionale di Gatumba:
ogni giorno aggiungiamo una piccola tessera al puzzle del progetto.
Tuttavia qui in città il lavoro si complica con dinamiche interne e
delicati equilibri politici. Ognuno vuole dire la sua opinione senza
rispettare l’impegno degli altri, ascoltando poco, complicando le idee
e rallentando l’effettiva esecuzione delle proposte. Sarebbe
decisamente più funzionale ritornare a pensare per obiettivi, avendo
ben chiara l’urgenza dei bisogni della gente.

8/12 Pian piano il progetto avanza, ed io godo della brezza di questa bella sensazione,colorata da qualche di timore. Credo potremo lavorare bene insieme al
nuovo medico, se poi guadagnerò la sua fiducia (e viceversa) tanto
meglio, ma l’essenziale è raggiungere una piena operatività , poichè fra
un anno (a volte cosi lontano) io partirò e lui dovrà seguire il
progetto e quindi la gente. Mi piace pensare di essere qui per non
fare, solo a dare l’impulso, l’avvio, il La, anche se a volte mi sento
più che altro un canalizzatore di soldi, un portafoglio altrui che
cammina.
Domani partirò per la mia avventura del weekend, stavolta
spostandomi nel cuore dell’Africa, a Kirundo: prenderò l’aereo del
programma mondiale per l’alimentazione (PAM), l’unico volo che si
spinge lassù. Se ci penso è una situazione nuova e bizzarra; mi auguro
solo di non incontrare serpenti lassù nella giungla. Ah, Africa!
Stasera spero di riuscire a dare l’avvio a questi stralci di vita qui
senza lei, inafferrabile presenza. Chissà che queste mie parole
riescano, dopo tanti chilometri, climi e fusi orari, a donarle ancora
il profumo dei sentimenti con cui sono sgorgate e che scorga tra le
righe la mia promessa e la mia attesa.



10/12 arrivo all’aeroporto con un poco di anticipo, come piace a me. C’è già la coda, ma è per un’altra destinazione, mentre sul volo interno del PAM siamo solo in tre. Attraversiamo la pista a piedi, stringiamo la mano al pilota e saliamo
la scaletta traballante. Se mi abituo a questo volo, giuro che
accetterò un passaggio anche da Corrado all’aeroclub di Parma. Ho
sempre pensato che quel trabiccolo fosse troppo piccolo per assorbire i
capricci del cielo, ma se resisto a questa pista sconnessa, posso
accettare anche le altezze sopra Parma. Dopo il decollo una brusca
virata e via sopra bananeti e colline, segnate da rigagnoli di terra
rossa come vene di un braccio muscoloso. Dopo soli venti minuti, in cui
il mio vicino cerca di fare conversazione oltre il rumore delle eliche
che di tanto in tanto tengo d’occhio, scendiamo a picco sulla pista
sterrata di Ngozi. La torre di controllo e hall è un vecchio container,
accanto al quale sta posteggiato uno di quei camion blindati e
mostruosi delle Nazioni Unite. Appena ci fermiamo il velivolo subisce
uno scossone, mentre alla nostra destra si alza un pesante elicottero
bianco. Salgono altri due cooperanti e rulliamo fino in fondo alla
pista, giriamo e ci fermiamo sul fondo. Il pilota si volta verso di me
oltre la tendina che separa la cabina e mi fa segno di allacciare la
cintura. Poi comincia ad aumentare la potenza con l’aereo in folle, non
so se si possa dire in gergo aeronautico, e lascia la frizione per
sfruttare al massimo la corta pista di terra e ghiaia. Partiti verso la
successiva fermata, come un autobus di campagna. Dopo pochi minuti giù
di nuovo, finalmente a Kirundo. Non so decidere se quei due tizi in
divisa con in mano un estintore sul bordo della pista rappresentino un
fattore di sicurezza, o un malaugurio beffardo. Francesca è venuta ad
attendermi.
La strada che ci porta al Centro Medico che visita quest’oggi è ornata di rami e foglie di banano che qui rappresentano l’equivalente dei nostri festoni. Sono molto eco-compatibili ed esprimono senza dubbio il loro carattere di decorazione per quello che è un giorno di festa. Banani al posto di striscioni: potrebbe essere un’idea creativa per un corteo alla prossima manifestazione.
Visitiamo due centri: nell’uno il responsabile ha deciso di installarsi nella stanza riservata alle degenze, togliendo spazio a quei pochi posti letto che
la struttura offre; nell’altro il dirigente per il quale era stata
prevista un’ala del centro si è trasferito altrove per poter ospitare
più ammalati. Approcci diversi.
Nell’Africa rurale mi sembra che la vita ritorni ad avere la possibilità di essere semplice, ma si tratta di una semplicità imposta, forzata nella fatica di scendere alla fonte per recuperare l’acqua e nelle distanze da coprire per raggiungere un posto di pronto soccorso o la scuola.
Stasera, qui nel nord del paese,ho ritrovato il piacere scoppiettante dei pop-corn con cui ritmavo i miei pomeriggi con Alienor. Sullo schermo scorrono le glorie sportive raccolte dalla mitica Gazzetta in rosa. Una serata tutta italiana insomma, che quindi finiamo con una strana pizza. Impastata in Burundi
secondo la ricetta che Francesca ha imparato da un mastro napoletano a
Chicago nel ristorante del fratello. Buona.
Ci ricordiamo tardi di uscire a riempire il serbatoio del generatore alla luce delle torce, ma ci accorgiamo di aver aggiunto diesel ad un motore a benzina. Il
guardiano si sente mortificato per aver confuso le taniche e, dopo
alcuni infruttuosi tentativi di svuotamento, si offre di svinare la
canna per far scendere la benzina, ma poi riusciamo a staccare la
cannetta di sotto e recuperiamo quel puzzolente gasolio. Finito il travaso è mancata la corrente elettrica e il generatore si è messo in
moto. Temevo si incendiasse con il calore del motore, inzuppato com’era
di carburante. Al black-out si accendono le stelle, riconosco Orione e
mi chiedo se all’equatore la guida sia alla Stella Polare o alla Croce
del Sud. Nel giardino svolazzano due lucciole: a due settimane da
Natale due lucciole intorno alle mie gambe alterano il mio orologio
biologico!

..e prima di Marco Travaglio...



giovedì 12 gennaio

256 pagine di storie, miti e leggende che girano intorno all’armonica e agli armonicisti blues raccontate con semplicità e passione di un bluesman: Fabrizio Poggi
A sedici anni viene folgorato dal carisma di Muddy Waters e dall’incredibile suono dell’armonica di Paul Butterfield, da allora è tutto un inseguirsi di note blue..



martedì, dicembre 27, 2005

Aspettando il 18 gennaio


Sapete tutti cosa succede il 18 gennaio al Joe's!!??!!
no!!!!!!???!!!
Sarà nostro ospite Marco Travaglio per presentare il suo nuovo libro "inciucio"....intanto cominciate a spargere la voce poi leggete questa intervista su www.scarichiamoli.org..

Guradatevi anche sta foto con il nostro Cezza all'inseguimento di Marco l'ultima volta che ci è venuto a trovare




L'era delle grandi opere digitali.
Intervista al giornalista Marco Travaglio.

Lei che rapporto ha con Internet e l'infornazione spontanea della rete (quella, ad esempio, dei blogs): li vede come strumenti integrativi dell'informazione professionale?

Nelle edicole c'è un numero di giornali tale da soddisfare le esigenze di pluralismo, ci sono poi dei blogs interessantissimi, ma non sono un grande frequentatore di Internet perché per le cose di cui mi occupo c'è bisogno di andare a prendere delle carte oppure di appurare i fatti con le persone: non faccio un grande uso della navigazione Internet perché a me non serve molto; mi interessa di più andare a prendere le sentenze: faccio soprattutto cronaca giudiziaria, quindi, vado nei Tribunali, lavoro ancora molto sul cartaceo. Credo che la ricerca su Internet sia più utile all'utente dell'informazione che al protagonista dell'informazione; poi, naturalmente, anche io attivo qualche motore di ricerca per trovare qualche articolo, ma difficilmente mi capita di andare a cercare cose in rete per trovare spunti. Se, ad esempio, vai sul blog di Grillo, trovi ogni giorno un post, ma non puoi leggerlo in sostituzione di quello che ti danno i giornali: i giornali sono ancora lo strumento principale con il quale, secondo me, ci si deve informare correttamente. Poi, certamente, si possono aggiungere dati ed integrare la propria conoscenza attraverso la lettura dei blogs.


Secondo lei, Internet può essere uno strumento di democrazia partecipativa?

Certamente, non so se sia uno strumento in grado di rappresentare la volontà di tutta la collettività, ma mette in contatto le persone: fenomeni come Porto Alegre, come i girotondi, come i movimenti anti-TAV... viaggiano tutti su scambi di e-mail, attraverso modalità di interazione diretta e, quindi, secondo me, bypassano gli eventuali boicottaggi e le eventuali censure che ci possono essere in certi mezzi (come la televisione): questo è molto importante.

continua su:
http://www.scarichiamoli.org/main.php?page=interviste/travaglio

lunedì, dicembre 26, 2005

Burundi:parentesi romantica



5/12 stanotte ho fatto tre sogni: nel primo Alienor mi
ha telefonato per davvero, ma siccome dormivo mi ha sussurrato “fai
come fosse un sogno”. Quella dolcezza e comprensione hanno ristorato il
mio sonno e sono tornato a dormire, credendo a quel sogno. Più tardi
invece mi hanno svegliato secchi colpi di pistola, non troppo lontani e
poi ripetuti ancora, ma stamani credetti d’aver sognato pure quelli.
Invece erano reali, come mi racconta il vicino derubato. Nel sogno per
davvero invece, sognai di boulder ed arrampicata, sicuramente
influenzato dal libro che sto leggendo; ma non posso dire altro dal
momento che intendo poi regalarlo in occasione del Natale a qualcuno
che potrebbe leggere queste righe sconclusionate.
Stamattina l’
energia della terra ha vibrato in me, dandomi per un attimo una
sensazione di mal di mare dentro una stanza al primo piano di un basso
edificio.Dopo qualche minuto si è spenta senza danni. Ho scoperto solo
dal web che più lontani dall’epicentro, a Nairobi, ha scatenato molto
più panico tra coloro che lavorano nei piani alti degli uffici.
All’equatore il ricordo di te / mi assale / come temporale. / Sento la tua
pelle / come gocce violente / d’un acquazzone pomeridiano. / Quale
preghiera / a quale Dio / per averti qui accanto adesso? / Una promessa
mancata / ritorna viva e dolorosa / nell’assenza del tuo corpo.



6/12 Come ieri, il desiderio di lei mi svuota ogni pensiero. Mi riempio di ricordi vividi e mixati senza altra logica che quella di un libero
flusso neuronale, senza altre parole da scrivere. La sua telefonata
nella notte è stato un dolce fugace sogno, ma poi il resto della notte
la sua assenza mi ha tenuto sveglio.
Il tempo dei lavori si dilata lasciando spazio ai miei dubbi: spero che presto il progetto possa concretizzarsi. Almeno posso riconoscere che oggi abbiamo fatto un
passo importante, contrattando il medico che lavorerà con noi.
Ieri sera invece ho partecipato ad un matrimonio interessante: Antonio,
cooperante italiano da meno di un anno in missione qui, ha sposato
Manna, una bella ragazza burundese. La cerimonia si è svolta
privatamente al consolato, mentre noi li abbiamo raggiunti per la cena.
Nell’hotel più lussuoso di Bujumbura, che mi ricordava “Hotel Rwanda”,
stava un improbabile tavolata. La cameriera faceva sedere man mano i
pochi invitati rispettivamente a destra dello sposo se bianchi ed a
sinistra della sposa se di colore. Questa divisione cromatica
probabilmente avrà aiutato il fotografo, ma ha costretto gli amici
africani di Antonio a sedersi con i parenti della sposa.

sabato, dicembre 24, 2005

un natale SANTARCHICO a tutti






















Forse stanotte riceverò la visita di tre spiriti se vi dico che non credo al Natale...correrò il rischio...
Voi fate come volete ma questa sera vi aspettiamo al Joe come tutti gli anni dalle 23 in poi per bere fino a dimenticarci i regali che ci hanno fatto o ci faranno ma che noi non volevamo...
il classico maglione orrendo della zia...il pigiama da ospedale...il libro di Willy Pasini...la cravatta per il papà e tutte quelle minchiate simili...

a proposito...

BABBO NATALE NON ESISTE

http://www.santarchy.com/

giovedì, dicembre 22, 2005

Burundi:Davide ricco colonizzatore!

3/12: mi immergo subito nella concitata ed indecifrabile vita di una domenica in centro. Qualcuno infila rapido una mano in tasca ad un bianco distratto per rubargli pochi spiccioli, invece rimedia due sonori scapaccioni. Mi chiedo se questa reazione sia da considerarsi eccessiva e se genererà solo risentimento e altra violenza, dal momento che essere bianchi equivale a “ricchi e colonizzatori” e quindi autorizza ed invita ad essere derubati, o se invece si possa comprendere quest’autodifesa, frutto della frustrazione, del senso di costante pericolo, del mancato riconoscimento che i bianchi, qui oggetto di razzismo, vivono nonostante molti buoni ideali di cui sono o si credono portatori.Al mercato mille venditori si avvicinano all’auto; insieme a loro una persona a cui, probabilmente a causa di una mina, è stato rubato l’aspetto: un viso deforme, senza l’osso della mandibola, con le gengive protese oltre la bocca, la lingua paralizzata e la pelle tumefatta. Ovviamente metti subito la mano a portafoglio, ma forse è solo la voglia di non vedere più quel volto sofferente a farti pagare per un’impossibile tranquillità , mentre quel ricordo ti resterà dentro. Ecco un Cristo africano: niente gloria, solo ribrezzo ed impotenza alla sua vista. Ed ecco allora il nostro peccato: sappiamo solo fuggire. Stasera mi rifugio nella tecnologia. La linea telefonica, come una locomotiva di gucciniana memoria, ha deciso di correre sino a 46 kbps e cosi ho creduto che Skype funzionasse. Anzi mi sono spinto oltre: ho ascoltato il programma delle richieste in diretta online da Krock. Ho pure fatto una richiesta, però questa si è persa nella rete. O forse il Dj non ha creduto che qualcuno lo stesse ascoltando da quaggiù. Finalmente un lato comodo dell’informatica! A proposito: un giorno di qualche settimana fa qualcuno ha rubato in una casa di alcuni amici: dopo pochi giorni è stato possibile ricomprare il portatile al mercato nero. Allora non si tratta di furto, ma di sequestro! Per questo cerco sempre di fare un backup dei file: rubatemi tutto, ma non il mio hard-disk!
4/12 E’ vero che l’Africa è un posto di avventure: oggi credevo, nella mia testa, di viverne una tutta cittadina. Ho deciso infatti che sarei andato a messa nel quartiere Nord. Ero solo sul fuoristrada più scassato che si possa immaginare, con guida a destra, contromano rispetto al codice stradale burundese identico al nostro. Nessuno per fortuna si è buttato sotto ed io ero veramente contento di provare a me stesso un pò di coerenza. Tuttavia il gioco non valeva la candela: la predica era una palla astrale e il buon Claudio, missionario saveriano da anni in Burundi, è cosi introverso (o sgruso come diciamo a Parma) da non scambiare nemmeno due parole, non dico gia invitarmi a pranzo come speravo. Capisco che possa essere stufo di noi cooperanti fighetti con il nostro turismo umanitario, ma non è facile conoscere e lasciarsi coinvolgere nella vita locale burundese se anche queste porte sono mezze chiuse.

martedì, dicembre 20, 2005

Burundi:Il diario di Davide


1/12 Non conosco l’Africa, non ne sono mai stato particolarmente innamorato e vi sono finito in mezzo. Come un tamponamento, mi sono trovato catapultato quaggiù. Cosi, con cuore sincero, senza sentimentalismi o pregiudizi, mi ritrovo a scoprire questo continente, cominciando da un suo ventricolo, il Burundi, a destra del cuore congolese di foreste e diamanti. Un viaggio statico, in cui io sono il mio punto fermo e il mondo d’Africa mi si proietta intorno e dentro, con effetti tridimensionali d’odori e profumi e strette di mano e sguardi. L’Africa mi scorre addosso ed io ne assorbo più di quanto possa accorgermene e forse più di quanta ne possa sopportare con i miei limiti europei. Ecco quindi che, senza diritto, oso condividere queste imprecise impressioni, fotogrammi sfocati, sorsi d’Africa.



2/12: Le gocce di sudore mi ricoprono il collo in una morsa soffocante. Il sole equatoriale non solleva in fondo più umidità di quella a cui siamo abituati in pianura padana; ad esaurire le mie riserve di liquidi ci pensa la temperatura del laptop a cui però non posso rinunciare per quella biblioteca di canzoni che mi ristora come il fresco profumo delle pagine di antichi manoscritti farebbe ad un monaco erudito che vagasse tra gli scaffali di un monastero. Quelle note sono il mio rifugio nella solitudine di questa scelta che in meno di 24 ore mi ha messo a testa in giù in questa parte di mondo sconosciuto. Spero sia di buon auspicio essermi messo in viaggio nella giornata mondiale di lotta all’Aids, considerando che di questo mi dovrò occupare. Del resto mi rallegro di sistemare le tracce della mia esistenza in questo altrove per rendere la stanza un pò più casa. Inoltre sono contento di essere riuscito a portare a termine quasi tutte le richieste di chi chiedeva un piccolo favore da postino internazionale: qualche rinuncia e alcuni stratagemmi mi hanno permesso di dribblare il chek-in. Cosi ho consegnato un elegante vestito italiano ad un amico che, a mia insaputa, dopo due giorni si sarebbe sposato; ho poi contrabbandato semi di fantasia, ben nascosti dentro contenitori di favole chiamati libri per bambini, ed alcune altre mezze dozzine di cose. Già mi sto concedendo alcuni dei lussi che mi sono preparato, consumando brandelli della mia vita stipata in valigia, ricordi gastronomici e rare riviste in italiano. D’altronde i primi giorni sono i più difficili ed è giusto concedersi qualche cura in più. Ho paura che il sogno di lei mi ossessioni, ma forse è colpa delle sue carezze non ancora lavate dalla mia pelle che ricorda i suoi baci con troppo realismo alimentando un fastidioso dubbio: cosa ci faccio qui?

Torretta e...Burundi

Colgo l’occasione che mi da questa bellissima giornata nella quale avremo l’occasione di ospitare i racconti e le emozioni di Simona Torretta, per introdurvi un altro bellissimo cammino che sta intraprendendo il nostro blog, dopo le belle sensazioni che ci ha lasciato il viaggio di Marco in Iran, tra i barili del Joe’s è passato un altro amico che cominerà, anzi ha gia iniziato ad inviarmi le pagine del suo diario.
Il Blog del Joe’s ritorna ad essere quindi un diario di viaggio ed esperienze in terre lontane attraverso le pagine di Davide che si trova in un posto che la maggioranza di noi conosce solamente come nome e magari non sa nemmeno la posizione geografica: il Burundi. Questo spero sia per voi uno stimolo per capire l’importanza di sentirsi cittadini del mondo di condividere altre realtà renderci sempre piu conto…ormai non è piu cosi scontato dirlo…che il nostro mondo non è solo quello che si vede e ci dicono in televisione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ciao e buon divertimento

lunedì, dicembre 19, 2005

Simona Torretta al Joe's


per tutti gli amici del Joe's martedì serata importantissima...
un momento per parlare di pace...ne abbiamo tutti davvero bisogno...
e per fare il punto sulla situazione irachena con una testimone davvero straordinaria...

e non dimnticatevi il succulento aperitivo... grazie a Garabombo...

sabato, dicembre 17, 2005

NESSUNO TOCCHI CAINO

CALIFORNIA. GIUSTIZIATO STANLEY ‘TOOKIE’ WILLIAMS
13 dicembre 2005: Stanley “Tookie” Williams, 51 anni, è stato giustiziato inCalifornia mediante iniezione letale a mezzanotte e 35 ora locale, le 9.35 inItalia, nel penitenziario di San Quintino.All’esecuzione hanno assistito 39 testimoni, tra cui diciassette giornalisti ecinque persone scelte direttamente da Williams, oltre ad alcuni parenti dellequattro vittime degli omicidi per cui Williams era stato condannato a morte.Due giorni prima dell’esecuzione la Corte Suprema della California avevarespinto la richiesta di sospensione, poi il Governatore Arnold Schwarzeneggerha negato la grazia. “Stanley Williams insiste nel dichiararsi innocente e nel dire di non doverescuse o provare rimorso per l'uccisione delle quattro vittime del caso”, hascritto il Governatore nelle motivazioni alla base della sua decisione,aggiungendo che ”Senza delle scuse o un pentimento per queste uccisioni senzasenso e brutali non ci può essere redenzione. Sulla base di prove sempre piùconsistenti, non c'è ragione di mettere in discussione la decisione dellagiuria, né sorgono dubbi o serie riserve sul verdetto e sulla pena di morteinflitta a Williams”. “Le dediche fatte da Williams nel suo libro ‘Life in Prison’ – continuaSchwarzenegger - sollevano seri dubbi circa la sua personale redenzione.Pubblicato nel 1998, diversi anni dopo la presunta redenzione di Williams, illibro è dedicato a ‘Nelson Mandela, Angela Davis, Malcolm X, Assata Shakur,Geronimo Ji Jaga Pratt, Ramona Africa, John Africa, Leonard Peltier, DhorubaAl-Mujahid, George Jackson, Mumia Abu-Jamal, ed a tutti gli altri uomini, donnee giovani che devono sopportare l’infernale oppressione di una vita dietro lesbarre’. Il mix di persone inserite in questa lista è singolare. La maggiorparte ha un passato violento ed alcuni sono stati condannati per orribiliomicidi, compresa l’uccisione di agenti di polizia”, scrive il Governatore. Dopo un’infanzia difficile trascorsa in un ghetto poverissimo, Williams avevafondato a Los Angeles la gang criminale dei Crips ed era finito nel bracciodella morte dopo essere stato giudicato colpevole di quattro omicidi.In 25 anni di carcere aveva maturato un distacco radicale dal proprio passato,diventando un esempio per i ragazzi che vogliono uscire dalla criminalità, ancheattraverso i suoi libri, che gli erano valsi la candidatura al Nobel e unafiction sulla sua storia ('Redemption') interpretata dal premio Oscar JamieFoxx.Nel 2004 il presidente Bush lo ha premiato «per avere dimostrato, attraversomolteplici opere di bene dietro le sbarre, il carattere eccezionaledell'America».
Per saperne di piu' : http://www.tookie.com/

giovedì, dicembre 15, 2005


NON C'E' NEBBIA CHE TENGA
questa sera vi aspetto tutti per una delle date più importanti di questa stagione. Sara e Deborah dopo l'emozionante concerto di ieri sera tornano con i caravane de Ville in una particolare versione trio acustico.
La musica dei Caravane de Ville è una musica Folk dolce ma anche energetica e coinvolgente, contaminata dalla nostra tradizione come da quella araba e gitana...
se viè capitato di vederli di spalla ai Modena City Ramblers o suonare per le strade di Ferrara durante i Buskers di sicuro vi sono entrati nel cuore
come fate a stare in casa venite nel Joe's Casbah vi aspetta una serata indimenticabile...
CORRREEEEEEEEEEEEEEETEEEEEE!!!!!!!!!!!

mercoledì, dicembre 14, 2005

MERCOLEDI 14 Dicembre ore 22 live al Joe's!

Apertura straordinaria del Joe's per ospitare dal vivo
Milly Romani
Sara Piolanti voce dei Caravane de Ville qui in un progetto veramente unico.Il blues sanguigno e distorto, la fantastica voce provata di Sara unita alle grandi capacità al violoncello di Deborah a metà strada tra Vivaldi e Sonic Youth...Rarissime le esibizioni in Italia ora che Deb (alias Deborah Walker) si è trasferita a Parigi stabilmente.
DA NON PERDERE !!!

domenica, dicembre 11, 2005

sabato, dicembre 10, 2005

Questo è un link molto utile per chi volesse saperne un po di piu sugli avvenimenti in Valle Susa
www.arci.it/vallesusa
I nove luoghi comuni

1. SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa e soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due strade statali, un’autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena

2. LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!

3. LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE.
In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all’economia piemontese

4. Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell'opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l' 1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio

5.I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA.
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.

6.LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d'asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell'opera!

7.LA LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto. Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, ‘finestre’. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto ambientale dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).

8. QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che servono a quest’opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone – St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.

9. CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l'inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa."

IL MOVIMENTO NO TAV



La lunga notte di Pisanu - La Carica della Polizia in Val di Susa
Nella notte tra lunedì 5 e martedì 6 dicembre le forze dell'ordine, verso le 3 di notte, caricano il presidio no-tav accampato nei pressi del sito destinato ad ospitare i primi lavori di carotaggio. Le forze dell'ordine aggrediscono gli accampati, sradicano tende e sgomberano masserizzie. Feriti e contusi, qualcuno finisce in ospedale. I partecipanti denunciano la gravità dell'evento, paragonando il gesto alle cariche di Genova 2001 in occasione del G8. La governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso, prende le distanze dall'evento, svelando le intenzioni del Governo di strumentalizzare la situazione per mettere in difficoltà gli enti locali di sinistra. Il tutto accade nel cuore della notte, senza avvertimenti o tentativi di dialogo. Ma Christian Nasi insieme ai ragazzi dell'associazione Torinese Acmos, realtà vicina al Gruppo Abele, sono presenti e riescono a filmare l'evento, denunciandone la violenza.

www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=3813



Da Luca Mercalli - Società Meteorologica Italiana

Carissimi, è stata una giornata epica qui in Val Susa. Sembrava di essere tornati nel medioevo piùoscuro (anzi, ora ci siamo dentro). Non solo per il cielo cupo e nebbioso particolarmente malinconicotra i castagni ingialliti alla base del Rocciamelone.

Sono appena tornato dai luoghi di guerra civile e ho la nausea. Fortunatamente non per un pugno inpancia, ho evitato i manganelli portando in giro un collega giornalista della Radio Svizzera Italiana.Ma ho il vomito per quello che ho visto, indegno di un paese civile e democratico.

Oltre mille poliziotti, carabinieri antisommossa e finanzieri lanciati contro la gente comune, come sefossimo stati i peggiori delinquenti (quelli, invece, tranquilli agiscono impuniti... dove avetemai visto 1000 uomini in assetto di guerra, dico mille, fare un'operazione di polizia contromalviventi o truffatori?). Fin da ieri sera centinaia di persone, pensionati, studenti, di tuttiinsomma, hanno dormito nei boschi, braccati come fiere selvatiche, per essere pronti all'alba afronteggiare le ruspe.

Così è stato, in mezzo ai boschi alle sei di stamattina sono arrivati i blindati, sembrava diessere a Baghdad. I Sindaci in prima linea, rappresentanti dei cittadini regolarmente eletti,presi a sberle dai carabinieri, con frasi del tipo: "Lei chi crede di rappresentare con quella fasciatricolore?" Altri presi a cazzotti e buttati a terra, gente con le mani alzate e disarmata, cheribadiva la protesta PACIFICA, spostata di peso dai prati espropriati. Vigili urbani che proteggevano ipropri concittadini ARRESTATI (e poi rilasciati) dalla polizia di stato: ma come, Stato contro Stato?Chi è più ufficiale? Un pubblico ufficiale che difende il suo territorio dall'arroganza e dallarapacità delle lobby cementiere o gli agenti aizzati da Roma dal ministro-talpa Lunardi?

Eppure le interviste che abbiamo raccolto erano di una maturità sorprendente: manifestanti maturi ecompetenti, gente che citava Gandhi e il picco del petrolio. Gente che si chiedeva cosa mai dovremotrasportare tra vent'anni sui questi treni super-iper-mega, quando non si fanno funzionaredecentemente nemmeno quelli che abbiamo ora. Gente che chiedeva di impiegare 15 miliardi di euro nonper bucare un'ennesima volta le Alpi, ma per gli ospedali, per le energie rinnovabili, per ilrisanamento ambientale.

Tanto per fare esercizi di termodinamica della follia: 15 milioni di m3 di roccia estratta dallagalleria di 54 km sotto il moncenisio non sanno dove metterli. Ecco la brillante soluzione pensata daiprogettisti: l'imbocco del tunnel è a circa 600 m, a 2000 m c'è la cava dalla quale fu prelevato ilpietrisco per la costruzione della diga del Moncenisio nel 1968. Dun que, riempiamo la cava conlo smarino e il gioco è fatto! Con un nastro trasportatore lungo 16 km eleviamo rocce delladensità di 2500 kg/m3 su 1400 m di dislivello. Solo la deriva dei continenti è capace di tanto, malavora con incrementi di 1 mm all'anno. Capite cosa vuol dire il delirio dell'energia facile?

E noi stiamo qui a pensare di risparmiare pochi miseri watt isolando il tetto o andando sul motorino elettrico...

I vecchi della montagna, fermi di fronte ai blocchi della polizia, dicevano che sono passati solo 60anni da quando le bande partigiane facevano gli stessi sentieri inseguite dai tedeschi. Pensate aqueste cose quando tra tre mesi vi presenteranno la val di susa imbellettata per le olimpiadi invernali.

Boh, ora sono troppo scosso per proseguire, rischiodi scrivere stupidaggini. Ne riparleremo a sanguemeno bollente. Grazie per i vostri messaggi di solidarietà...

luca mercalli

lunedì, dicembre 05, 2005

Difficoltà nel commentare

Ricevo e-mail di amici che mi dicono che non è facile lasciare commenti sul blog...tecnicamente si intende...devo dire che le operazioni mi sembrano abbastanza semplici il dubbio che ho riguarda solo il vostro collegamento internet ma....non so comunque
riepilogando:
  1. si clikka su - comments in basso a destra ad ogni articolo
  2. si scrive un qualsiasi commento nella finestra sulla destra
  3. si sceglie una delle opzioni ad es. anonimo oppure altro (scrivendo nome e magari il proprio sito)
  4. importantissimo trascrivere la serie di lettere, che appaiono colorate ondeggianti, nel riquadro VERIFICA PAROLE
  5. si clikka su Pubblica il tuo commento

Ora spero che vi divertiate interagedo un po di piu con noi

ciao Joe

viva il joe's

Ciao a tutti...mi sto ancora riprendendo dalla serata di Sabato....grazie a tutti quelli che hanno partecipato e/o collaborato...grazie a Ohm...graze a Albert Ray...e viva viva il Joe's!!!

sabato, dicembre 03, 2005

Joe lascia...conferma il grande Albert Ray


Notizie di poco fa..è arrivata una telefonata in redazione che ha messo un po di tristezza, il vecchio Joe Cocker causa visita oculistica fa sapere che non potrà essere presente all'evento...confermata invece la partecipazione del grandissimo Albert Ray and the Raymen che si esibirà sul palco centrale alle 22.30. Un altro Joe sarà invece presente durante l'aperitivo con un dj set tutto flowers...il mitico Joe Rdano!!!...allora cosa aspettate infilate i pantaloni a zampa e correte al Joe's!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mancano poche ore all'aperitivo Flower Power


A poche ore dall'aperitivo Flower Power iniziano a registrarsi le prime code in entrata a Fidenza come si può vedere dalla foto scattata all'altezza della chiesa di Parola sulla via Emilia

...consigliamo a chi non si fosse ancora messo in viaggio di utilizzare il treno, il nostro bus navetta sarà in stazione ad attendere il vostro arrivo!

Ringraziamo anche e soprattutto quelle persone che ci stanno raggiungendo a piedi per il loro enorme sacrificio ecologico!

venerdì, dicembre 02, 2005

NORTH CAROLINA. MILLESIMA ESECUZIONE NEGLI USA DAL 1976
2 dicembre 2005: Kenneth Lee Boyd, 57 anni, è stato giustiziato in NorthCarolina per duplice omicidio. L'uomo entra quindi nella storia come ilmillesimo condannato a morte giustiziato negli Stati Uniti dal 1976, anno in cuinegli Usa è stata reintrodotta la pena capitale. Il governatore della Carolina del Nord, Mike Easley, ha detto di non averetrovato ragioni stringenti per accordare la grazia. Poche ore prima, in rapidasuccessione, una corte d'appello federale e la Corte Suprema degli Stati Unitiavevano respinto la richiesta dei legali di Boyd di sospendere l'esecuzione.Easley, nei suoi cinque anni come Governatore, ha concesso la grazia solo duevolte, mentre sono 22 i condannati a morte che sono stati giustiziati. In un’intervista concessa all’Associated Press, Boyd ha sostenuto di detestarel’idea di venire ricordato come il condannato a morte numero 1.000. «Lo detesto,non mi piace l’idea di diventare un numero», ha dichiarato.
SUGGERIMENTI
Alcuni suggerimenti per il vestiario di domani?!!!
guarda qui....


soprattutto le facce




-1 all'aperitivo Flower Power
Bhopal 21 anni dopo

Sono passati 21 anni dal peggior disastro industriale della storia. La notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, a Bhopal, in India, quaranta tonnellate di gas letali fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide. 8000 furono i morti nell'immediato e 12000 in seguito. I sopravvissuti non hanno mai ricevuto un risarcimento adeguato, ancora oggi il sito non è stato bonificato e la gente continua a bere acqua contaminata. La Dow Chemical possiede oggi la Union Carbide. Come vi renderete conto dalle testimonianze che pubblichiamo, la Dow opera in maniera diversa ma ugualmente irresponsabile in India come negli Stati Uniti.

per maggiori informazioni http://www.greenpeace.it/bhopal/

giovedì, dicembre 01, 2005

Sabato 3 Aperitivo Flower Power!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Vi aspettiamo con un sacco di sorprese al bellissimo aperitivo Flower Power naturalmente graditissimo abbigliamento a tema e pronti a ballare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!